martedì, 18 agosto 2009


Questo sogno servirà a spiegarti il mio segreto, come avrebbe fatto quell'altro.

Non è affar mio sposare Linthon, come non lo è andar in Paradiso...e se quel maledetto uomo che c'è qui non avesse ridotto Heathcliff in quello stato cosi giù, giù io non avrei neppur pensato ciò.

Ma ora sarebbe per me una degradazione sposare Heathcliff: e così egli non saprà mai quanto io lo ami, e ciò non perchè sia bello, Nelly, ma perchè lui è più me di me stessa... 

Di qualunque cosa siano fatte le anime, certo la mia e la sua sono simili e quella di Linton è invece tanto differente dalla nostra, quanto lo è la luna da un lampo o il ghiaccio da fuoco.

E' difficile da spiegare ma tutti hanno l'idea che deve esserci, fuori di noi, un'esistenza che è ancora la nostra.

A che scopo esisterei se fossi contenuta tutta in me stessa?

I miei grandi dolori sono stati i dolori di Heathcliff, li ho tutti indovinati fin dal principio.

Il mio gran pensiero nella vita è lui: se tutto il resto perisse e lui restasse io potrei continuare ad esistere, ma se tutto il resto durasse e lui fosse annientato, il mondo diverrebbe, per me, qualcosa di immensamete estraneo.

....Adesso mi dimostri quanto tu sia stata crudele, crudele e falsa, che diritto avevi di lasciarmi?

Perchè hai tradito il tuo stesso cuore, io non ho una parola di conforto per te: hai quello che meriti.

Ti sei uccisa da te stessa. Puoi baciarmi e piangere, e puoi strapparmi lacrime e baci, ma essi ti arderanno, ti danneranno....perchè mi hai lasciato?

Che diritto avevi tu di lasciarmi?

Che diritto di sacrificarmi al tuo misero capriccio?

Mentre nè la miseria, nè la degradazione e nè la morte, nulla di tutto quello che Dio o Satana potevano infliggerci ci avrebbe separato, con la tua piena volontà hai fatto tutto.

Non io ti ho spezzato il cuore ma tu stessa: ed il mio con lui. Tanto peggio per me se sono forte....

da Cime Tempestose

 


Sussurrato al Corvo da asinhet su la vita, oltre la morte alle 18:05
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C’era un tempo in cui la gente di uno stesso paese si conosceva per soprannome, un tempo nel quale la morte non era fatto di stato, un tempo in cui le strade al crepuscolo, poteva succedere venissero attraversate da piccole donnicciole che è d’obbligo immaginare vestite di nero. Non foss’altro per il loro tentativo di passare inosservate.

 

C’era un tempo chi le chiamava sacerdotesse della morte e chi le chiamava donne esperte. Avete compreso delle nonnette alle quali mi riferisco? C’era chi le chiamava più sbrigativamente Accabadoras.
Il termine è pregno di una sonorità tutta spagnola, e mai nessun altro sarà tanto evocativo. Degradazione di acabar, queste donne che l’immaginario racconta d’età avanzata, “accabavano” appunto, ponevano la parola fine alla vita degli agonizzanti, che stentavano nell’abbandonarla.
Ci si è interrogati ampiamente sulla veridicità della figura, ci si è spesso chiesti se non si tratti di un residuo tradizionale, che in effetti non faccia capo ad alcuna realtà. Quesiti questi che altri prima di noi si posero. Alberto Della Marmora nel 1826 era quasi sicuro che queste donnette fossero esistite per davvero, e per quanto sottovoce, avessero operato. Ne sarà certo almeno fino al 1839, quando con la seconda edizione del suo Voyage en Sardaigne, cercherà di smorzare i toni. In meno di dieci anni era nata una polemica infuocata, e di offese malcelate ne erano volate un bel po’. Protagonisti
l’eccellente ricercatore e abate Vittorio Angius, osservatore oggettivo della realtà che nuda gli si proponeva e Giuseppe Pasella che sfruttando L’indicatore Sardo, di cui era direttore, lo accusò di screditare Sardegna e sardi. Quasi che lo si potesse fare con le parole, piuttosto che non con i gesti.
Un vespaio insomma, per niente dissimile da quelli moderni che non si esaurì troppo rapidamente. Il risultato fu duplice. Creare confusione nell’opinione pubblica e silenzio fra i sardi, che meglio d’altri popoli sapevano chiudersi a riccio e tacere.
La confusione ha trovato un attimo di tregua quando Della Maria nel Bollettino Bibliografico Sardo ha riportato ciò che Monsignor Raimondo Calvisi gli aveva riferito qualche tempo addietro. Uno scoop davvero. Calvisi aveva avuto modo nel 1906, in Bitti, di assistere alla conversazione intervenuta fra la madre di un bimbo morente, e una donna anziana. Gli parve chiaro che la vecchia fosse un’accabadora, dato che la madre rifiutando il suo aiuto, le disse che il figlio il paradiso se lo sarebbe guadagnato da solo.
Da questo momento le attestazioni della presenza reale de s’accabadora aumentano notevolmente. Padre Vassallo e il gesuita Licheri, non solamente crederanno nell’esistenza di questa enigmatica figura, ma se ne faranno accaniti oppositori, definendo la morte aiutata dalla mano de
s’accabadora, niente po po di meno che peccato mortale. Oggi le attestazioni in merito alla figura abbondano. “Eutanasia ante litteram in Sardegna” - Sa femmina accabadora, di Alessandro Bucarelli, medico legale all’Università di Sassari e Carlo Lubrano, medico anch’esso, o il più noto “Ho visto agire s’accabadora” di Dolores Turchi, non lasciano più adito a dubbi.
E che questa abbia fatto parte della storia sarda, non è cosa che debba infondo sorprendere più di tanto. Non solo una figura simile è stata condivisa da quasi tutte le realtà agro pastorali tradizionali, ma soprattutto il suo scopo sociale doveva essere sentito importante. Diversamente l’inquisizione l’avrebbe scovata, e bruciata al rogo, imputandole certo qualche vizioso legame con su tentadori.
La tradizione vuole che la donna agisse solo in casi del tutto eccezionali. Soprattutto quando il moribondo, sofferente e stremato comunque non riuscisse ad abbandonare la vita. I motivi potevano essere differenti. Si poteva immaginare che l’anima non abbandonasse il corpo perché ostinatamente protetta dagli amuleti che ogni sardo che si rispettasse, indossava. Questo era infondo lo scopo delle pungas, quello di impedire alla morte d’accostarsi. Nel caso peggiore si poteva pensare che in gioventù chi stentava ora a morire, avesse commesso uno di quei crimini che non conoscono
perdono, e che si sapeva, avrebbero alla fine causato una grossa agonia.
Poteva aver spostato una pietra di confine, o peggio ancora bruciato un giogo. Si trattava di elementi sacri, l’uno connesso alla intoccabile proprietà privata, l’altro al mito del quale si perse significato ma non ricordo.

 Per i più curiosi diremo come si racconta agisse s’accabadora. Se ricevuta l’estrema unzione il moribondo non moriva, si dice che una “donna esperta” venisse mandata a chiamare. Con estrema probabilità proveniva da un altro paese, non troppo distante da quello del nostro sfortunato agonizzante. E’ probabile che i tentativi di accompagnarlo nell’ultimo viaggio, inizialmente fossero del tutto rituali. L’accabadora l’avrebbe privato degli amuleti, avrebbe tolto dalla stanza tutte le icone sacre, (intesi come amuleti anch’essi), avrebbe posto accanto al capezzale un giogo, o magari un pettine. Gli oggetti potevano essere vari. Se tutte queste attenzioni non avevano successo, le si richiedeva l’uso di maniere un poco più fisiche, l’uso de sa mazzucca. Vittorio Angius ci racconta si trattasse di un corto mazzero che veniva battuto o contro il petto o contro il capo. Poco davvero si sa della pratica, dato che la donna veniva lasciata sola con il moribondo.
Questa non risulta domandasse in cambio alcun compenso, e sembra più probabile svolgesse la sua funzione sociale.
La vita era infondo intesa in maniera più concreta. Era fatta di nascita, di crescita e di morte. E di quest’ultima si parlava, si sapeva che sarebbe venuta. Per affrontarla baldamente la realtà sarda la ritualizzò istituzionalizzandola, tanto che si arrivò a poterla prevedere, affrontare, e superare. La famiglia che ne veniva colpita per un determinato periodo di tempo si allontanava dalla società, ma da questa veniva aiutata, attraverso quegli strumenti di mutuo soccorso che oggi sono stati completamente dimenticati.

 

 


Della morte oggi non si parla, sembra quasi faccia un po’ più paura che ieri, e la nostra società ha elaborato un nuovo modo per istituzionalizzarla. La ignora. Sempre che, è chiaro, non si trasformi in business politico. La parte conclusiva della vita di ciascuno è divenuta un tabù, e quando sopraggiunge sorprende e spaventa. Tanto più che non esistono ormai quei circuiti sociali di sostegno, che decenni addietro aiutavano la famiglia dell’individuo che veniva a mancare.

 


Ossessione silenziosa per la morte che spaventa che va a braccetto con la nuova ossessiva curiosità che circonda la figura de s’accabadora. E per ironia della sorte, quella figura che amava passare inosservata è oggi protagonista di un’accesa polemica, che infondo non è dissimile dalle precedenti. I protagonisti pure sono gli stessi, solo il cambiato nome, ma chi la storia la conosce, non si fa
ingannare. Gli ecclesiastici di allora sono i politici di oggi, ma il ritornello non è cambiato: morire per mano de s’accabadora è un peccato mortale. E chi si dovrebbe far portavoce del principio democratico, s’insinua come serpe nella sfera d’azione privata, cancellando il diritto fondamentale: quello di scelta. Quello che la tradizione, mossa dal buon senso concedeva senza dubbio alcuno. Quello che nel 1906 faceva dire ad una madre che il figlio il paradiso se lo sarebbe guadagnato da se, o con l’aiuto de s’accabadora. Il diritto naturale alla libertà di scelta.
Claudia Zedda


Sussurrato al Corvo da asinhet su strane cose, curiosità, oltre la morte, fatti veri alle 14:57
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lunedì, 17 agosto 2009



Sussurrato al Corvo da asinhet su animali alle 15:32
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Sussurrato al Corvo da asinhet su animali alle 15:30
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sabato, 15 agosto 2009


Cameron, il bambino che visse due volte

Quella di oggi non è una notizia dell'ultimo minuto ma, più semplicemente, una Storia, con la S maiuscola, che mette i brividi e fa pensare.

E' un mistero, è profonda e, ancora una volta, parla di reincarnazione, di un corpo che ritorna a vivere sulla Terra senza sapere il perché, senza aver dimenticato la sua vita passata.

Due anni fa l'oscura vicenda del piccolo Cameron Macaulay sconvolse il mondo. Ma chi, a oggi, si ricorda ancora di lui e chi se l'è dimenticato? Cosa è successo al piccolo Cameron che, a occhio e croce, dovrebbe aver compiuto 8 anni? Facciamo un passo indietro e ripercorriamo i passi di questo intricato racconto.

Cominciò tutto all’asilo, quando Cam prese a disegnare una casa bianca in riva al mare e a chiedere alla madre Norma che fine avessero fatto la macchina nera e il cane maculato con cui era solito giocare vicino alla scogliera.

Quale casa bianca? Quale cane? Quale macchina nera?," rispondeva la madre. 

Da precisare che la famiglia Macaulay vive a Clydebank, vicino a Glasgow, e dalla finestra della sua stanza, Cam, poteva SOLO vedere tetti dai mattoni rossi. Nessun cane maculato era mai circolato per casa e tanto meno una macchina nera era mai stata parcheggiata in garage!

Il tempo passa, il bambino cresce ma continua a rammentare fatti, dettagli e particolari che sconvolgono madre, amici di famiglia, le maestre e chiunque venga a sapere di lui. «Non devi temere la morte - ripete alla madre - perché si ritorna: mi chiamavo Cameron anche prima».

Tra lo shock generale e lo sconforto della famiglia, Cameron continua a sostenere una tesi a dir poco sconvolgente: lui era un altro, viveva in Irlanda, con un cane maculato e due sorelle in una piccola casa bianca in riva al mare. Gli manca così tanto la sua famiglia di Barra che la madre, esasperata e incuriosita, decide di indagare e di fare luce sull'inquietante mistero.

Per risolvere la questione una volta per tutte, Norma decide di accompagnare suo figlio a Barra e, per finanziare il viaggio, si rivolge a una casa di produzione Tv, alla ricerca di storie legate alla reincarnazione, e allo psicologo Jim Tucker, direttore della clinica di Psichiatria infantile della Virginia University.

Al suo arrivo, Cameron non ha dubbi. L'entrata segreta della casa bianca è proprio lì, davanti a una basita troupe, e, mentre il piccolo perlustra la proprietà, si scopre addirittura che una famiglia Robertson, il nome fatto dal bambino riguardo alla sua precedente identità, è realmente esistita e ha abitato in quella casa, affacciata sulla baia di Cockleshell, proprio come descritto da Cameron...

Inquietante coincidenza quindi, o verità? Lascio scegliere voi. Sta di fatto, che dell'esperienza soprannaturale di Cameron non sono rimaste che pagine web e di giornale, perse tra le innumerevoli ricerche, tra il paranormale e la scienza, su casi molto simili, troppo simili al suo, spesso facilmente dimenticati, dopo il clamore dei media.


Sussurrato al Corvo da asinhet su storie, strane cose, la vita, verità nascoste, oltre la morte, fatti veri alle 11:07
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venerdì, 24 luglio 2009


Segnalazione di Monia - moniabartolucci@katamail.com
 
Il 19 luglio, pochi giorni fa, e' stato pubblicato su Positano News il
seguente articolo
Sorrento: Uccidono gabbiani e li appendono come spaventapasseri
http://www.positanonews.it/index.php?page=dettaglio&sez=Sorrento:+Uccidono+gabbiani+e+li+appendono+
come+spaventapasseri.&id=26106
 
------------------------------
 
Sorrento. Macabro spettacolo sulle colline sorrentine dove ignoti
anziché proteggere i frutti del proprio orto con tradizionali e
caratteristici spaventapasseri utilizzano al loro posto gabbiani
torturati ed appesi a testa in giù. Una manifestazione del tutto
disarmante quella apparsa agli occhi degli increduli escursionisti che
si sono imbattuti in alberi da frutto, prevalentemente di pesche e
prugne, dai cui rami penzolavano esemplari di gabbiano dapprima
catturati ed in seguito soppressi ed appesi con un filo legato alle
zampe per renderli semoventi e dissuadendo in tal modo altri uccelli
dall’avvicinarsi ai ghiotti frutti degli alberi. Sembra essere l’ultima
trovata da parte di chi senza alcuno scrupolo non ha rispetto per la
vita degli animali. Il gabbiano, tra l’altro, figura come specie
protetta, non può essere cacciato, abbattuto e tantomeno utilizzato in
raccapriccianti situazioni dopo avergli torto il collo. Gli autori del
gesto rimangono anonimi ma casi simili non sono del tutto isolati. In
alcuni frangenti ad alcuni esemplari, non solo di gabbiano, una volta
catturati vengono recise le ali ed il timone per impedirgli di
riprendere il volo.
 
-------------------------
 
 
Inviamo la seguente protesta in forma di petizione a:
 
mayor@comune.sorrento.na.it, segreteriasindaco@comune.sorrento.na.it,
poliziamunicipale@comune.sorrento.na.it, urp@comune.sorrento.na.it,
urp@provincia.napoli.it
 
oppure, col ";" come separatore:
 
mayor@comune.sorrento.na.it; segreteriasindaco@comune.sorrento.na.it;
poliziamunicipale@comune.sorrento.na.it; urp@comune.sorrento.na.it;
urp@provincia.napoli.it
 
 
Messaggio-tipo (mettete nome e cognome in fondo):
----------------------------
 
Buongiorno,
 
intendo sottoscrivere la seguente petizione:
 
Al Comune di Sorrento
Alla Polizia Municipale
Alla Provincia di Napoli
 
In riferimento all'articolo pubblicato pochi giorni fa su Positano News:
Sorrento: Uccidono gabbiani e li appendono come spaventapasseri
http://www.positanonews.it/index.php?page=dettaglio&sez=Sorrento:
+Uccidono+gabbiani+e+li+
appendono+come+spaventapasseri.&id=26106
 
DATO CHE, secondo il giornale:
 
- pare che sia l'ultima trovata da parte di chi senza alcuno scrupolo
non ha rispetto per la vita degli animali;
- il gabbiano figura come specie protetta, non può essere cacciato;
- si tratta di puro e semplice maltrattamento di animali,
particolarmente violento, oltretutto;
- sembra che casi simili non siano isolati.
 
I SOTTOSCRITTI CITTADINI
 
chiedono un tempestivo intervento da parte delle istituzioni e delle
forze dell'ordine affinche' sia trovato e punito chi commette questo
reato, in modo che anche tutti gli altri siano dissuasi dal fare la
stessa cosa.
 
In fede,
... nome cognome ...
 

Sussurrato al Corvo da asinhet su animali alle 10:19
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Sally - moderatrice GRUPPO BAIRO in Facebook:
 
 
Ciao Bairo...
Ricordiamo tutti,credo il messaggio di  Umberto da Genova:
"Caro Staff Bairo, vi scrivo per segnalarvi una cosa inaudita...una ragazza ha pubblicato sul proprio blog le fotografie mentre squarcia un cane....[...]"
Ho trovato questa nota scritta da un'utente di FB,con una  lettera di protesta .
Ve la riporto,per intero.
 
 -Nel video con le interviste si sente lo sgomento delle persone...le due criminali asseriscono che si è trattato di un gioco....................
E questo dovrebbe essere solo l'inizio...
Un trattamento psichiatrico obbligatorio e sanzioni legali severissime dovrebbero essere la logica e civile conseguenza....-
Sally
 
*****************************
 
LETTERA DI PROTESTA AFFINCHI LE DUE SADICHE CHE HANNO SQUARTATO E SEZIONATO UN CANE IN UCRAINA SIANO ESPULSE

Sussurrato al Corvo da asinhet su animali alle 09:39
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lunedì, 08 giugno 2009


RICEVIAMO ED INOLTRIAMO:

-INCREDIBILE CHE POSSA ESISTERE ! che fare, se non denunciare quello che sta ' accadendo, diffondendo il più possibile queste immagini.

....DANIMARCA :  UNA VERGOGNA

   BENCHE' QUESTO SEMBRI INCREDIBILE, OGNI ANNO, QUESTO MASSACRO BRUTALE E SANGUINARIO SI RIPRODUCE NELLE ISOLE FEROE, CHE APPARTENGONO ALLA DANIMARCA.  LA DANIMARCA , UN PAESE SUPPOSTO 'CIVILIZZATO', MEMBRO DELL'UNIONE EUROPEA. TROPPE POCHE PERSONE AL MONDO CONOSCONO QUESTO AVVENIMENTO ORRIBILE E DEPROVEVOLE CHE SI RIPETE OGNI ANNO. QUESTO MASSACRO SANGUINARIO E' IL FRUTTO DI GIOVANI UOMINI CHE VI PARTECIPANO PER DIMOSTRARE DI AVER RAGGIUTNO L'ETA' ADULTA (!!). E' ASSOLUTAMENTE  INCREDIBILE CHE NON SIA FATTO NIENTE AFFINCHE ' QUESTA BARBARIE CESSI. UNA BARBARIE CONTRO I DELFINI CALDERONES, UN DELFINO SUPER INTELLIGENTE E SOCIEVOLE CHE SI AVVICINA ALLA GENTE PER CURIOSITA'.

INVIA QUESTO MESSAGGIO A TUTTI I TUOI CONTATTI. VERGOGNA ALLA DANIMARCA !!! Fate sapere a tutti che in Danimarca massacrano ogni anno i delfini extra-intelligenti e socievoli per una festa così come fosse un carnevale. Solo le persone inutili pensano che tanto non cambia nulla e per questo rifiutano di inviare questo messaggio a tutti. Speriamo che cambierà, chi lo sa!


Sussurrato al Corvo da asinhet su animali, appelli, verità nascoste alle 12:18
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venerdì, 05 giugno 2009


Il Triangolo delle Bermuda

 

è una zona di mare di forma per l'appunto triangolare, i cui vertici sono:

In nel Triangolo non è affatto superiore a quello di una qualsiasi altra regione ad alta densità di traffico aeronavale. Come confermato dalla United States Coast Guard l'incidentalità è nella norma per la quantità di traffico e gli incidenti avvenuti sono derivanti da normali cause fisiche e meccaniche. Resta però da spiegare l'assenza di relitti e di corpi galleggianti e il ritroquesta zona di mare si sarebbero verificati dal 1800 in poi numerosi episodi di inspiegabili sparizioni di navi e aeromobili, per questo motivo il triangolo delle Bermuda è anche soprannominato Triangolo maledetto o Triangolo del diavolo.Nonostante la reputazione "maledetta", derivante soprattutto da opere di divulgazione misteriologica, il numero di incidenti misteriosi vamento di navi con le scialuppe al proprio posto ma prive di qualsiasi sicurezza.

 


Anche a questa storia si ricollega la misteriosa Atlantide!

Si dice che alcuni fonti atlantidee di energia siano sopravvissute sott’acqua fino ad oggi!

Negli anni’70, un sommozzatore di nome Ray BROWN ha fatto un immersione con altri in quelle acque durante la quale individuarono un complesso che assomigliava ad una piramide!

Riuscì ad entrare dalla cima e raggiungere una stanza che conteneva un cristallo sorretto da due mani metalliche; s’impadronì del cristallo e lo usò durante le sue conferenze pubbliche.

Fatto strano è che Brown si sia sempre rifiutato di fornire le coordinate del luogo dove trovò il famoso cristallo; altro particolare strano è che gli altri sub sparirono in circostanze misteriose!

Una volta, tanto tempo fa, la zona del mare della Bahamas era terra ferma…è stato confermato! L’acqua è così limpida, così trasparente che anche i piloti dagli aerei hanno visto sagome regolari in quella zona

 

Cayce diceva che i cristalli erano posizionati sulla sommità delle costruzioni e venivano esposti al sole mediante un tetto apribile. Le sorgenti di energia da lui descritte erano dei cristalli capaci di convogliare a sé i raggi solari e immagazzinare il loro apporto energetico.

Se consideriamo il reperto/cristallo di Brown, allora possiamo dire che forse giacce sotto le acque di Bermuda un’antica civiltà!

 

Alcuni blocchi sono stati estratti e sottoposti all’esame del Carbonio 14, ed è proprio opera dell’uomo!

Il naturalista David Zink (The Stone of Atlantis) ha studiato per anni il muro di Bimini e ritiene anche lui che sia tutto opera umana. Per di più. I blocchi sono stati datati tramite le radici della mangrovia che si sono attaccate e pare siano vecchia di almeno 8000 anni!

Questi indizi coincidono proprio con la profezie di Cayce. Cosa dire?   Cosa pensare allora?

 

Ci sono anche le anomalie magnetiche che fanno deviare le bussole: puntano verso il Nord geografico che non coincide con quello magnetico. Molte cose strane continuano ad accadere nel triangolo,  la gente è riluttante a parlarne, come i piloti della US Air Force…

 

Esiste un altre mistero; il primo maggio del 1968, il dottor Manson Valentie (paleontologo, geologo ed archeologo subacqueo con il sub Jacques Mayol si sono emmersi al largo di Bimini e s’imbattono in una strana costruzione!

 

Una grandiosa strada muraglia costruita con enormi blocchi di una roccia durissima conosciuta come la micrinite, diversa dalle pietre marine circostanti che correva rialzata sul fondo sabbioso per qualche centinaia di metri verso il mare! Era simile ad un saché, la strada cerimoniale Maya che sorge normalmente nel contesto dei grandiosi centri culturali dello Yucatan e che il dottor Valentine conosceva bene avendogli studiato a lungo.

 

Era convinto come altri che un'unica grande civiltà megalitica, quella Atlantidea si estendesse circa 12.000/13.000 anni fa dalle Ande Peruviane allo Yucatan, alle coste europee e africane e perciò si concentrerà nelle ricerche nelle Bimini.

 

Quindi possiamo vedere che ci sono testimonianze, avvistamenti aerei e subacquei che attestano  l’enorme interesse archeologico di questa zona che tuttavia l’archeologia ignora mimetizzando e declassando queste scoperte con scuse molto banali: impreparazione dei ricercatori, presenza di formazioni naturali, ecc…

Com'è cominciata la leggenda

 

La leggenda del triangolo prese origine principalmente dal libro "Bermuda: il triangolo maledetto" scritto nel 1974 dal giornalista Charles Berlitz.
Lawrence D. Kusche, uno studioso del problema, anni fa andò a verificare ogni affermazione di Berlitz. Carte nautiche, statistiche, registri delle capitanerie, dimostrarono che assai raramente Berlitz era attendibile.
Colombo aveva semplicemente osservato la deviazione dell’ago della bussola dovuta alla non coincidenza del Nord geografico con quello magnetico; e  le "misteriose luci" erano  meteoriti, e fuochi sulla costa.
Il Mary Celeste fu trovato senza equipaggio, ma mancava anche una scialuppa di salvataggio, e la nave imbarcava acqua. L’ipotesi più verosimile è che le persone a bordo l’avessero abbandonata per fuggire su una scialuppa molto meno sicura.
   Il Sandra era lungo solo 56 metri, e non era salpata in una tranquilla notte di giugno, ma il 5 aprile 1950, quando le coste sudorientali degli Stati Uniti erano battute da un vento a 133 chilometri orari.
    La pattuglia perduta degli Avengers (che gli UFO "restituiscono" in una scena del film Incontri ravvicinati del terzo tipo) era in realtà un volo di addestramento per quattro allievi piloti. La bussola si guastò e le comunicazioni radio con la base divennero difficili. Credendo di tornare indietro, l’istruttore diresse la formazione verso il mare aperto volando per quattro ore prima di finire il carburante (fuori dal triangolo, tra l’altro). L’idrovolante Martin Mariner non fu il solo aereo mandato in soccorso; apparteneva ad un tipo di aerei considerati poco sicuri, e le testimonianze degli altri soccorritori parlano di "forti turbolenze e condizioni di volo difficili... forte vento e mare molto mosso".
    Di altri casi di "sparizioni" Berlitz cita solo la località di partenza, e non si sa nemmeno se le navi stessero attraversando il Triangolo. Esclusi questi, solo quattro dei casi citati nel libro avvennero effettivamente nell’area incriminata.
   La più grande compagnia di assicurazioni del mondo, i Lloyds di Londra, non applica tariffe maggiori per le navi o gli aerei che attraversano il triangolo maledetto.
    Spiace per gli amanti del brivido a tutti i costi, ma nel caso del triangolo delle Bermuda non vi è luogo a
procedere. 
 

Alcuni episodi 


Il cielo risplendeva di stelle, e il DC-3 si accingeva ad atterrare all'aeroporto di Miami. Il volo, proveniente da San Juan, Puerto Rico, procedeva bene. Le luci della città erano già visibili. Improvvisamente, le comunicazioni tra la torre di controllo e l'aereo si interruppero. Pressoché immediatamente scattò una massiccia operazione di ricerca. Il tempo era ideale, la visibilità ottima, ma del DC-3 e del suo equipaggio nessuna traccia. Scomparso nel nulla, all'alba del 28 dicembre 1948.

Stessa sorte era toccata alcuni mesi prima allo Star Tiger, un aereo di linea delle British South American Airways, mentre si stava avvicinando alle Bermuda proveniente dalle Azzorre. Qualche settimana dopo la scomparsa del DC-3, lo Star Ariel, gemello dello Star Tiger, faceva perdere le sue tracce tra le Bermuda e la Giamaica. Il tempo era ottimo. Malgrado i numerosi mezzi impiegati nelle ricerche, l'incidente restava inspiegato e alcun resto dell'aereo fu mai ritrovato.

Ma è il 5 dicembre 1945 che si è verificato il dramma più incredibile. Quel pomeriggio, cinque aereosiluranti Avenger della Marina degli Stati Uniti decollarono dalla base navale di Fort Lauderdale per un breve volo di addestramento. Era una missione della massima routine, ma si concluse in una tragedia avvolta nel mistero, con la probabile morte dei quattordici uomini di equipaggio. Malgrado non vi fosse alcuna evidenza di cattivo tempo, il comandante della squadriglia comunicò via radio che tutti e cinque gli aerei si erano dispersi ed erano incapaci di capire in quale direzione stavano volando. Alcuni istanti dopo questo drammatico messaggio le comunicazioni si interruppero, per non riprendere mai più. Due idrovolanti della Marina furono subito inviati nella zona in cui si presumeva che la pattuglia aveva fatto perdere le sue tracce. Alcune ore dopo, a causa del peggioramento delle condizioni meteorologiche, fu impartito loro l'ordine di rientrare. Solo uno tornò alla base. Le ricerche proseguirono per cinque giorni, ma senza alcun risultato.


Alle ore 14 del 5 dicembre 1945 cinque aerei TBM Avengers della marina americana partirono dalla base di Fort Lauderdale (Florida) per un'esercitazione di tiro al bersaglio. La squadriglia puntò verso est, in direzione delle Bahamas, raggiunse il bersaglio, completò l'esercitazione e imboccò la strada del ritorno. O, almeno, credette di imboccarla. Alle 15.15, infatti la torre di controllo di Fort Lauderdale ricevette un messaggio dal comandante, il tenente Charles Taylor: “Chiamo la torre. Emergenza. A quanto sembra siamo fuori rotta. Non riusciamo a vedere la terra …”. E ancora: “Non sappiamo la nostra posizione! Non sappiamo dove sia l'ovest … Qui non funziona più niente … Anche il mare non è dove dovrebbe essere!”.


La base di Fort Lauderdale ricevette qualche altro confuso messaggio: “Tutte le mie bussole sono guaste”, “Non so dove ci troviamo”, “Nessuna terra è in vista”.
Le comunicazioni, sempre più disturbate e contraddittorie, continuarono fino alle 16. Poi, più niente.
Un apparecchio di ricognizione fu inviato immediatamente sulla zona dove gli aerei avrebbero dovuto trovarsi. Era un grosso Martin Mariner. L'apparecchio inviò un messaggio a proposito dei venti che soffiavano con intensità al di sopra dei 1800 metri. Furono le ultime parole del suo comandante, il tenente Kane. Anche il Martin Mariner interruppe ogni contatto con la base, senza alcuna apparente ragione.

La base di Fort Lauderdale ricevette qualche altro confuso messaggio: “Tutte le mie bussole sono guaste”, “Non so dove ci troviamo”, “Nessuna terra è in vista”.
Le comunicazioni, sempre più disturbate e contraddittorie, continuarono fino alle 16. Poi, più niente.
Un apparecchio di ricognizione fu inviato immediatamente sulla zona dove gli aerei avrebbero dovuto trovarsi. Era un grosso Martin Mariner. L'apparecchio inviò un messaggio a proposito dei venti che soffiavano con intensità al di sopra dei 1800 metri. Furono le ultime parole del suo comandante, il tenente Kane. Anche il Martin Mariner interruppe ogni contatto con la base, senza alcuna apparente ragione.


Tanto si è detto su questa zona di mare che numerose missioni scientifiche si sono susseguite in questi ultimi anni nel tentativo di dare un'interpretazione al mistero. Nel febbraio 1977 parte anche dall'Italia una spedizione capitanata dal navigatore solitario Ambrogio Fogar.

I partecipanti, in tutto diciotto persone, erano divisi in quattro gruppi di lavoro: uno documentaristico, uno parapsicologico con il discusso "sensitivo" israeliano Uri Geller (sì, quello dei cucchiaini piegati, oggi immortalato anche nel film Mindbender del regista Ken Russell), uno subacqueo-archeologico con il siracusano Enzo Majorca (campione di immersione in apnea), uno scientifico con il professor Edmomdo Carabelli, docente di geologia al politecnico di Milano. La spedizione, a cui tra l'altro non è successo nulla di strano, è rientrata con settemila metri di pellicola girata in zona, mentre Fogar, su questa nuova avventura, ha scritto un libro intitolato emblematicamente L'ultima leggenda (Rizzoli, 1977).

Risultato? Nessuna risposta definitiva. Le versioni dei quattro esploratori, infatti, sono in parte discordanti. Se da un lato Majorca - dopo aver visto da vicino il "muro" di Bimini -è propenso a credere a una antica presenza di esseri umani in quella zona, Fogar tende a smitizzare le cose e a ricondurre tutto nell'ambito della leggenda; se il professor Carabelli si riserva di esprimere un parere scientifico, Uri Geller crede fermamente alla presenza di qualcosa di soprannaturale. Il sensitivo avrebbe dichiarato che ha sentito le sue facoltà acuirsi improvvisamente nella zona del Triangolo, ma prove concrete non ne ha potute fornire nemmeno lui.

Gli incidenti ci sono stati, questo è indubbio, ma bisogna pensare che il triangolo di mare preso in considerazione è una zona ampia quasi come tutta l'Europa centro-occidentale. Fogar all'epoca dichiarò alla stampa: "A Bimini e nelle isole Bahamas in generale, come nelle Bermuda, mi sono trovato di fronte a tutta un'industria preparata per i turisti e che prospera sulla credulità della gente. Per non parlare poi degli 'esperti' che abbiamo incontrato: prima ci hanno chiesto quanti soldi eravamo disposti a pagare, poi ci hanno detto che erano pronti a darci la versione che ci faceva più comodo."

E poi, vi siete mai chiesti perché tutti i testi, anche più recenti, riferiti al Triangolo delle Bermuda si fermano ai primi anni '70 nell'elencare le sciagure riscontrate? Dopo non è avvenuto più nulla? In effetti, in questa zona si verificano meno disastri di quanto ha fatto credere il famoso libro di Charles Berlitz. Nel 1975, nel Triangolo sono scomparse quattro navi su un totale di 21 naufragi inspiegati al largo delle altre coste statunitensi. Nel 1976, i naufragi sono stati sei contro 28.

I sovietici sostenevano, già nel 1978, che oltre ai cicloni, i naufragi nel Triangolo potevano addebitarsi a venti molto forti creatisi a grandi altezze e in grado di generare nebbie fittissime a livello del mare, o a gas usciti da fessure sottomarine assai profonde o a infrasuoni oceanici assai frequenti in zone, come quella del Triangolo, soggette a forti perturbamenti climatici e tali da provocare panico tra gli equipaggi e l'abbandono precipitoso delle navi.

Nel 1982, Richard Mc Iver, consulente scientifico di una industria petrolifera americana, aveva avanzato l'ipotesi della fuoriuscita di gas dalle rocce sottomarine, in seguito a terremoti, maremoti o cambiamenti di pressione e temperatura, per spiegare la scomparsa di aerei e navi. L'enorme massa di gas dotata di una grande energia avrebbe potuto investire e capovolgere le navi e talvolta raggiungere anche gli aerei, destabilizzandoli e facendoli precipitare.


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"Al di là di quello stretto di mare chiamato Le Colonne d'Ercole, si trovava allora un'isola più grande della Libia e dell'Asia messe insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole, e da queste isole alla terraferma di fronte (...). In quell'isola chiamata Atlantide v' era un regno che dominava non solo tutta l'isola, ma anche molte altre isole nonché alcune regioni del continente al di là: il suo potere si spingeva, inoltre, al di qua delle Colonne d'Ercole; includendo la Libia, l'Egitto e altre regioni dell'Europa fino alla Tirrenia".

A parlare è Crizia, parente del filosofo Platone, il quale racconta che un secolo prima, nel 590 a.C., il legislatore Solone si era fermato nella capitale amministrativa dell' Egitto, Sais. Qui aveva cercato di impressionare i Sacerdoti di Iside illustrando le antiche tradizioni greche, ma uno di loro aveva sorriso, affermando che quello greco era un popolo fanciullo nei confronti di un altro su cui gli Egizi possedevano molta documentazione scritta. Secondo il sacerdote egiziano, una civiltà evoluta era esistita per secoli su "un'isola più grande della Libia e dell Asia messe insieme" l'isola era stata distrutta novemila anni prima da un immane cataclisma insieme a tutti i suoi abitanti. Le parole di Crizia sono riportate nei "Dialoghi" Timeo e Crizia, scritti da Platone attorno al 340 a.C.. Ecco come il filosofo greco descrive l' isola, sempre per bocca del sacerdote egiziano. "Dal mare, verso il mezzo dell'intera isola, c'era una pianura; la più bella e la più fertile di tutte le pianure, e rispetto al centro sorgeva una montagna non molto alta (...)." La descrizione continua a lungo, inframmezzata da commenti sulla genealogia degli abitanti di Atlantide: ne emerge l'identikit di un territorio rettangolare di 540 x 360 chilometri, circondato su tre lati da montagne che lo proteggono dai venti freddi, e aperto a sud sul mare. La pianura è irrigata artificialmente da un complesso sistema di canali perpendicolari tra loro, che la dividono in seicento quadrati di terra chiamati klerossu in cui si trovano floridi insediamenti agricoli. La città principale, Atlantide, sorge sulla costa meridionale; è circondata da una cerchia di mura la cui circonferenza misura settantun chilometri; la città vera e propria, protetta da altre cerchie d'acqua e di terra, ha un diametro di circa cinque chilometri.

In altre parole Atlantide misura quasi otto volte la Sicilia; se non proprio un continente, è pur sempre un'isola di grandezza non disprezzabile. Crizia descrive la fertilità delle sue terre popolate, tra l'altro, da elefanti giacché anche per quell' animale, il più grosso e il più vorace di tutti, c'era abbondante pastura . Il possente impero di Atlantide, che si estende sulle isole vicine, è diviso in dieci stati confederati, ognuno dei quali è retto da un re; lo stato sovrano, quello che comprende la città di Atlantide, è suddiviso a sua volta in sessantamila distretti; ogni cinque o sei anni si svolge una sorta di pubblica assemblea con la partecipazione del popolo che giudica l operato delle varie amministrazioni.

Gli Atlantidei, non paghi di dominare sulle loro isole, hanno fondato colonie nella terraferma di fronte (l'America?), in Egitto, in Libia e in Etruria. Ma non sono riusciti a sconfiggere l'impero di Atene, fondato nel 9600 a.C. dalla Dea Minerva e organizzato secondo gli stessi criteri che Platone aveva esposto nella sua opera La Repubblica. Dopo molti anni di guerra, un grande terremoto e un'inondazione devastano Atene, inghiottono il suo esercito e fanno sprofondare anche Atlantide nelle acque dell'oceano. Una giusta punizione, in quanto, con il trascorrere dei secoli, gli Atlantidei si sono corrotti: "Quando l'elemento divino, mescolato con la natura mortale, si estinse in loro, il carattere umano prevalse, allora degenerarono, e mentre a quelli che erano in grado di vedere apparvero turpi, agli occhi di quelli che sono inetti a scorgere qual genere di vita conferisca davvero la felicità, apparvero bellissimi, gonfi come erano di avidità e potenza. E Zeus, il dio degli dei, intuito che questa stirpe degenerava miserabilmente, volle impartir loro un castigo affinché diventassero più saggi. Convocò gli dei tutti, e, convocatili, disse..." Cosa disse Giove, possiamo solo intuirlo: infatti con queste parole si conclude il Crizia. Ma il vecchio sacerdote l'ha già spiegato in precedenza: "Più tardi, avvenuti dei terremoti e dei cataclismi straordinari, tutta la vostra stirpe guerriera (cioè gli Ateniesi) sprofondò sotto terra, e similmente l'isola di Atlantide s'inabissò in mare e scomparve". Di quanto ha raccontato, afferma Crizia, l'Egitto èl'unico paese che possiede molta documentazione scritta, perchè, contrariamente alle terre vicine, non fu coinvolto dalla catastrofe; e a questo proposito si scusa con i lettori per aver imposto nomi greci ai sovrani di Atlantide. Nei loro annali, infatti, gli Egiziani avevano tradotti i nomi nella propria lingua, secondo il costume dell'epoca; successivamente Solone li aveva a sua volta reinterpretati in greco, e così glieli aveva riferiti."Quando dunque udrete dei nomi simili a quelli nostri, non meravigliatevene, giacché ne conoscete il motivo"&nbsp.

Da Platone a Colombo

Nibiru 2012

Probabilmente il filosofo greco non immaginava che la sua breve narrazione (più o meno una decina delle nostre pagine) avrebbe fatto scorrere più inchiostro del suo intero corpus filosofico: circa venticinquemila opere dedicate a una civiltà che, forse, non è neppure esistita. Caso più unico che raro (altri antichi luoghi misteriosi, come il Triangolo delle Bermuda, sono stati scoperti e discussi solo in tempi recentissimi), il problema dell'esistenza o meno di Atlantide scatenò subito polemiche. A parte vari accenni a terre al di là delle colonne d'Ercole (per esempio la Cymmeria citata da Omero nell'Odissea), e l'accenno al popolo degli Atalanti, "che non mangiano alcun essere animato" e "non sognano mai" nelle Storie di Erodoto, il tema del Timeo e Crizia costituiva (almeno per quanto ne sappiamo noi) un'assoluta novità. Aristotele, discepolo di Platone, non diede molta importanza alla narrazione del suo Maestro, e questa non-opinione ebbe un peso determinante nel Medio Evo cristiano. Aristotele, infatti, era considerato un'autorità indiscussa, e ciò che lui aveva detto ("Ipse dixit"), e che non a caso concordava con la visione geocentrica dell'universo sostenuta dalla Chiesa, non poteva essere contestato. Per di più l'esistenza di un continente distrutto novemila anni prima non coincideva con la data della creazione del mondo secondo la Genesi, calcolata nel 3760 a.C.

Ma, nel 1492, Cristoforo Colombo scoprì che, al di là dell'Atlantico, esisteva davvero una terra: e il filosofo inglese Francis Bacon suggerì che avrebbe potuto trattarsi del continente descritto nel Crizia. Molte opinioni cominciarono a modificarsi, tanto che nel XVI e XVII secolo Guillaume Postel, John Dee, Sanson, Robert de Vangoudy e molti altri cartografi chiamarono le Americhe con il nome di Atlantide.

Dopo la Conquista, si scoprì pure che un antica leggenda degli indigeni del Messico, trascritta nel Codice Aubin , iniziava con queste parole: "Gli Uexotzincas, i Xochimilacas, i Cuitlahuacas, i Matlatzincas, i Malincalas abbandonarono Aztlan e vagarono senza meta". Aztlan era un'isola dell'Atlantico, e le antiche tribù avevano dovuto lasciarla perché stava sprofondando nell'oceano. Dall'isola i superstiti avevano preso il nome: si facevano infatti chiamare Aztechi, ovvero "Abitanti di Aztlan". Per la cronaca, in Messico questa teoria non è relegata nei volumi fantastici: viene insegnata a scuola un po' come da noi la storia di Romolo e Remo; al Museo di Antropologia di Città del Messico sono esposti molti antichi disegni che descrivono la migrazione.

Il ritorno di Atlantide

Qualcuno comincia a rilevare alcune analogie tra la civiltà dell'antico Egitto e quelle dell'America Centrale: costruzioni piramidali, imbalsamazione, anno diviso in 365 giorni, leggende, affinità linguistiche. Atlantide sarebbe stata dunque una sorta di ponte naturale tra le due civiltà, esteso, probabilmente, tra le Azzorre e le Bahamas.

Nel 1815, Joseph Smith, contadino quindicenne di Manchester, nella Contea di Ontario a New York, ebbe un primo incontro con un angelo di nome Moroni che gli promise rivelazioni straordinarie. Molti anni dopo l'angelo gli mostrò il nascondiglio di alcune preziose tavole scritte in una lingua sconosciuta, che Smith, illuminato dall'ispirazione divina, si mise diligentemente a tradurre. Nel 1830 uscì Il libro di Mormon, vera e propria bibbia della setta dei Mormoni, che descrive una distruzione con caratteristiche del tutto atlantidee (anche se l' Atlantide non vi è citata) avvenuta subito dopo la crocefissione di Cristo.

"Nel trentaquattresimo anno, nel primo mese, nel quarto giorno, sorse un grande uragano, tal che non se ne era mai visto uno simile sulla terra; e vi fu pure una grande e orribile tempesta, e un orribile tuono che scosse la terra intera come se stesse per fendersi (...). E molte città grandi e importanti si inabissarono, altre furono in preda alle fiamme, parecchie furono scosse finché gli edifici crollarono, e gli abitanti furono uccisi e i luoghi ridotti in desolazione (...) Così la superficie di tutta la terra fu deformata, e scese una fitta oscurità su tutto il paese, e per l' oscurità non poterono accendere alcuna luce, né candele né fiaccole" eccetera, eccetera. I superstiti, il popolo di Nefi, si erano rifugiati in tempo "nel paese di Abbondanza", dove avevano costruito templi e città, tra cui quello di Palenque e una grande fortezza identificata succesivamente con Machu Picchu.

Trentadue anni più tardi un eccentrico studioso francese, l' abate Charles-Etienne Brasseur, scoprì la "prova definitiva" del collegamento tra Mediterraneo, Atlantide e Centro America. Le sue teorie furono immediatamente screditate, ma ispirarono la prima opera veramente popolare sull'argomento: Atlantis, the Antediluvian World ("Atlantide, il mondo antidiluviano") dell'americano Ignatius Donnelly (1882). Secondo Donnelly, Atlantide era il biblico Paradiso Terrestre, e là si erano sviluppate le prime civiltà. I suoi abitanti si erano sparpagliati in America, Europa e Asia; i suoi re e le sue regine erano divenuti gli Dèi delle antiche religioni. Poi, circa tredicimila anni fa, l'intero continente era stato sommerso da un cataclisma di origine vulcanica. A sostegno della sua tesi, Donnelly adduceva le analogie culturali descritte sopra, e qualche prova geologica a dire il vero non troppo convincente. Dall'altra parte dell' oceano Augustus Le Plongeon, medico francese contemporaneo di Donnelly, che per primo aveva scavato tra le rovine Maya nello Yucatan, riprese indipendentemente la tematica di The Antediluvian World in Sacred Mysteries among the Mayas and Quiches 11,500 Years Ago; their Relation to the Sacred Mysteries of Egypt, Greece, Caldea and India ("Misteri sacri dei Maya e dei Quiché 11500 anni fa; loro relazione con i Misteri Sacri degli Egizi, dei Greci, dei Caldei e degli Indiani").

A parte la smisurata lunghezza del titolo, il suo libro ottenne un grande successo, e contribuì in larga misura alla diffusione al rilancio del mito.

I predatori della città perduta

Gli studi pseudoscientifici pro e contro Atlantide cominciarono a succedersi a ritmo vertiginoso. La gran massa degli studiosi concordava nel situare Atlantide in mezzo all'Atlantico, come suggerisce la sua stessa denominazione; ma in Francia le cose andarono diversamente. Il botanico D. A. Godron fondò la "Scuola dell' Atlantide" in Africa nel 1868, collocando la città perduta nel deserto del Sahara. Godron e il suo seguace Berlioux si rifacevano all'opera Biblioteca Storica del greco Diodoro Siculo (90-20 a.C.), il quale aveva affermato che "un tempo, nelle parti occidentali della Libia, ai confini del mondo abitato, viveva una razza governata dalle donne (...) La regina di queste donne guerriere chiamate Amazzoni, Myrina, radunò un esercito di trentamila fanti e tremila cavalieri, penetrò nella terra degli Atlantoi e conquistò la città di Kerne".

Niente, dunque, a che vedere con la tradizione platonica; tuttavia i francesi possedevano molte colonie in Nord Africa, e una possibile collocazione di Atlantide in quel territorio solleticava, evidentemente, il loro nazionalismo. Si spiegano così le numerose spedizioni susseguitesi alla ricerca della città perduta nel massiccio dell'Ahaggar.

Altre Atlantidi sono state collocate in luoghi spesso ancor più fantasiosi: in Inghilterra al largo delle coste della Cornovaglia ove sarebbe sprofondata la mitica città di Lyonesse, in Brasile, Nord America, Ceylon, Mongolia, Sud Africa, Malta, Palestina, Prussia Orientale, Creta, Santorini.

Quest'ultima collocazione, sostenuta dall'archeologo greco Spiridon Marinatos, insieme con l'irlandese J. V. Luce, e descritta nel volume The End of Atlantis: New light on an Old Legend ("La fine di Atlantide"), accontenta parecchi studiosi tradizionali. La civiltà di Akrotiri, nell'isola greca di Santorini, fu effettivamente distrutta nel 1400 a.C. da un'eruzione vulcanica. Per un espediente narrativo, Platone l'avrebbe trasportata al di là delle colonne d'Ercole, l'avrebbe ingrandita a livello di continente e avrebbe ambientato l'episodio in un epoca assai precedente.

Secondo l'italiano Flavio Barbero, Atlantide si sarebbe trovata in Antartide. In tempi remoti il clima di quel territorio eratemperato, e una civiltà vi ci si sarebbe potuta tranquillamente sviluppare; poi le glaciazioni l'avrebbero completamente distrutta (l'ipotesi é esposta nel volume Una civiltà sotto il ghiacci, 1974). Un altra recente teoria identifica Atlantide con Tartesso, prosperosa città-stato di origine fenicia costruita su un'isola alle foci del Guadalquivir. Nel quinto secolo a. C. la città venne completamente distrutta, probabilmente da un attacco cartaginese, lasciando sicuramente dietro di sé la leggenda di una grande civiltà scomparsa all' improvviso. Intorno al 1920 l archeologo tedesco Adolf Schulten ne identificò la posizione: sarebbe sorta nei pressi di Cadice, l' antica Gades, e, in effetti, Platone parla nel suo racconto di un re chiamato Gadiro. Tartesso presenta qualche analogia con la città descritta dal filosofo greco: era irrigata da canali, era fertile e ricca di minerali, e sopratutto andò distrutta in brevissimo tempo.

Sempre a Cadice è ambientata una singolare truffa. Nel 1973 la sensitiva Maxine Asher riuscì a convincere il rettorato dell'università di Pepperdine (California) a finanziare una spedizione sottomarina in Spagna, dove forti vibrazioni psichiche le avevano segnalato la presenza di una città sommersa. Parecchi studenti e professori sborsarono dai duemila ai duemilaquattrocento dollari, e la Asher partì effettivamente per Cadice, da dove diramò un falso comunicato stampa che confermava il ritrovamento. Ricercata dalle autorità spagnole - si era eclissata con il denaro raccolto - fu arrestata in Irlanda, mentre stava organizzando un'identica messinscena.

Se anche voi intendete partire alla ricerca di Atlantide, prendete contatto con l'Atlantis Research Group (F.G.Lanham Federal Building, 819 Taylor Street, Box 17364, Ft. Worth, TX 76102-0364, USA): i suoi affiliati vi sapranno dare preziose indicazioni.

L'Atlantide esoterica

Verso la fine del secolo scorso, lo studioso inglese Philip L. Slater ipotizzò l'esistenza di un sub-continente sommerso (da lui battezzato "Lemuria") che avrebbe potuto unire l'Africa all'Asia in un'epoca remotissima. Non c'è da stupirsi se, nel romantico clima ottocentesco, l'ipotesi dell' esistenza di un nuovo continente scomparso incontrò subito grande successo.

Nel 1888 Helena Blavatsky, fondatrice di un gruppo esoterico chiamato "Società Teosofica", confermò entusiasticamente la teoria, che lei già conosceva per averla letta (insieme alla "vera" storia della fine di Atlantide) nelle misteriose "Stanze di Dzyan", un antico libro scritto in una lingua sconosciuta che racchiudeva la storia dimenticata dell'uomo. Secondo la Blavatsky, ad Atlantide e a Lemuria abitava la terza di sei razze che avrebbero popolato la terra in tempi remoti; i suoi rappresentanti erano poco meno che Dèi, dotati di straordinarie conoscenze esoteriche poi tramandatesi solo entro una ristrettissima cerchia di iniziati. La Teosofia popolarizzò così una nuova concezione di Atlantide: il continente divenne d'improvviso l'inizio del sapere e della civiltà (Gerardo D'Amato, 1924); addirittura la fonte primigenia della civilizzazione .

Alcuni "Grandi iniziati" sopravvissuti alla sua distruzione - tra cui il Mago Merlino dei miti di Re Artù - avrebbero trasmesso ai loro discendenti segrete conoscenze esoteriche; come gli alieni per i fautori dell'ipotesi extraterrestre, essi sarebbero i responsabili di molte delle costruzioni, oggetti e fenomeni inesplicabili di cui si occupa questa "Enciclopedia".

Nel 1935 il medium americano Edgar Cayce affermò in stato di trance che Atlantide era stata distrutta a causa del cattivo uso di oscure forze da parte di malvagi sacerdoti, e predisse che alcune parti del continente perduto sarebbero riemerse entro pochi anni a Bimini, al largo della costa della Florida. In effetti, proprio in questa località e proprio alla data prevista, nel 1969, l'archeologo subacqueo Manson Valentine rinvenne alcune costruzioni sommerse (le tracce di una larga strada e un tempio) la cui origine è tutt'ora in discussione. Secondo l'ipotesi extraterrestre", Atlantide e Mu sarebbero invece state basi di alieni, distruttesi a causa di un cattivo uso dell'energia nucleare.

Il cataclisma

Nibiru 2012

Ammessa (e non concessa) l'esistenza di Atlantide, quando potrebbe essere avvenuta la sua distruzione e cosa potrebbe averla determinata? Sul primo punto ("Quando"), gli Atlantidisti sono abbastanza concordi: intorno a 10.000 anni fa, più o meno nel periodo descritto da Platone. Otto Muck, autore de I Segreti di Atlantide, ha ricostruito con complessi calcoli basati sul calendario Maya addirittura il giorno esatto della catastrofe: il 5 giugno dell 8498 a.C.. Per quanto riguarda le cause, le ipotesi sono molteplici: dall'eruzione vulcanica, a una guerra nucleare, alla caduta di un asteroide o di una seconda luna che, in tempi remoti, avrebbe orbitato intorno al nostro pianeta. Un cataclisma di tale portata potrebbe arrecare conseguenze di vari ordini. La scomparsa di un continente modificherebbe innnanzitutto le correnti oceaniche, mutando in modo radicale le situazioni climatiche , creando nuove glaciazioni e nuove zone desertiche. L'onda d'urto e la susseguente marea distruggerebbero gran parte delle città portuali e molte città dell'interno; l'immensa e rapidissima compressione causata dall'impatto con un gigantesco asteroide provocherebbe una radioattività pari a quella di numerose bombe H. La polvere sollevata da una simile esplosione oscurerebbe il sole per anni, provocando terrori ancestrali (e, tra l'altro, ulteriori conseguenze sul clima e i raccolti). Se Atlantide fosse stata davvero la dominatrice di altre civiltà, inoltre, la sua scomparsa avrebbe suscitato lotte e sconvolgimenti.

Insomma, se Atlantide fosse stata distrutta in un giorno e una notte, come Platone asserisce, la Terra avrebbe conosciuto necessariamente un'era di barbarie, e una nuova civilizzazione non avrebbe potuto evolversi prima di cinqueseimila anni. Il tempo sufficiente per cancellare e trasformare in leggenda ogni traccia di un remoto passato.

Prove e controprove

A parte alcune intuizioni del racconto di Platone (per esempio quella di un vero continente al di là dell'oceano ) rivelatesi poi veritiere, quali fatti concreti supportano l'esistenza storica di Atlantide? Le uniche prove a favore su cui possiamo basarci sono di carattere puramente indiziario. Esistono, per esempio, manufatti non inquadrabili in modo canonico come prodotti di civiltà note. C'è, soprattutto, una vasta tradizione a proposito di una grande catastrofe avvenuta in tempi remoti; lo spaventoso diluvio universale da cui solo pochi eletti si salvarono per volere divino. Se le prove pro-Atlantide sono poco convincenti, altrettanto lo sono quelle contro. A ogni ipotesi scientifica atta a dimostrare la possibile realtà dellatradizione platonica ne corrisponde un'altra che dimostra esattamente il contrario; a meno di non esser un esperto in tuttii campi dello scibile, èimpossibile per un profano stabilire chi ha ragione.

Nibiru 2012


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